La rivoluzione del Ring. Visconti Ronconi Chéreau




30 gennaio - 3 maggio 2026
Il secondo piano del Museo Teatrale alla Scala ospita la Biblioteca Livia Simoni, una raccolta di pubblicazioni sulla storia del teatro. È aperta dal 1952 e rappresenta per la ricchezza e la rarità dei volumi un punto di riferimento per gli studi.
Le biblioteche sono luoghi di ricerca e di piacere esiste la felicità intellettuale ma la ricerca può anche essere creazione o ricreazione. E così in questi ambienti, stavolta,viene evocata, in mezzo alle pareti di libri, una storia di mezzo secolo fa: si racconta di come, nel corso degli anni Settanta del Novecento, sia mutata l’immagine del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, che si avviava a compiere, in un susseguirsi di abitudini, un secolo di vita.
Questa vicenda, le cui conseguenze sono state inarrestabili (nonostante le resistenze, che hanno compreso persino denunce e minacce ai registi e ai sovrintendenti), ha una delle sue cellule propulsori a Milano: e intorno alla Mi- lano della Scala e del Piccolo Teatro, ancora una volta uniti, si dipana il nostro racconto, concentrato in neanche un decennio, ma tutto svolto al livello più alto di qualità. I nomi si rincorrono, le circostanze s’intrecciano in giro per l’Europa, tra spettacoli e pensieri sugli spettacoli, in un continuo dialogo con l’attualità.
Si forniscono, al principio, in pillole, alcuni esempi delle messinscene del Ring passate sul palcoscenico della Scala dalla metà del Novecento, dove a fare da padrone è Nicola Benois, direttore dell’allestimento scenico dal 1937 al 1971; questa continuità illustrativa, scalfita ma non scalzata da quanto stava avvenendo nella Bayreuth dei nipoti di Wagner, e cioè la virata in direzione di un’astrazione più o meno simbolica, subisce una battuta d’arresto al principio degli anni Settanta, quando viene chiesta nel 1972 a Luchino Visconti la regia di un nuovo Ring, diretto da Wolfgang Sawallisch. È il momento di Ludwig, il film monumentale sul sovrano di Baviera committente di Wagner: ma Visconti si ammala e non può affrontare Das Rheingold. Sarà lui a passare le consegne dell’impresa a Luca Ronconi, il giovane leone del teatro italiano, che avrà accanto a sé, per scene e costumi, Pier Luigi Pizzi, in un’impresa di rinnovamento parallela a quanto stava avvenendo altrove in Europa che riporta il Ring dalle regioni dell’astrazione a quelle della concretezza storica. Lo scandalo si allarga, ma il progetto milanese s’interrompe nel 1975; nel frattempo, all’Opéra di Parigi, si avvia nel 1976 una tetralogia, diretta da Georg Solti, di cui vanno in scena soltanto Das Rheingold e Die Walküre; la regia del prologo è di Peter Stein, quella della prima giornata di Klaus Michael Grüber, reduce dalla Milano di Strehler e a cui la Scala, tanti anni dopo, chiederà di farsi carico dell’intero ciclo, con la direzione di Daniel Barenboim, ma la morte non glielo permetterà.
Il 1976 è soprattutto l’anno del debutto, a Bayreuth, del Jahrhundertring, frutto dell’eccezionale connubio tra Pierre Boulez e Patrice Chéreau, anche lui reduce da un pianerottolo milanese, al Piccolo Teatro. Agli attacchi vio- lenti a quei quattro spettacoli, con le scene di Richard Peduzzi, fa seguito un plauso indiscusso e indiscutibile; e poi verrà, nel 2007, il Tristan und Isolde alla Scala, con Barenboim. Ronconi e Pizzi, nel frattempo diventato anche regista in prima persona, realizzano splendidamente, tra il 1979 e il 1981, al Teatro Comunale di Firenze, con la direzione di Zubin Mehta, quanto a Milano era rimasto incompreso: e stavolta il consenso è unanime. Questa vicenda che potrebbe sembrare una favola a lieto fine ma è una pagina di storia della cultura è raccontata attraverso libri, documenti, bozzetti e figurini, proiezioni, pezzi di attrezzeria, rassegne stampa, costumi…; ogni tanto, però, la concentrazione si allenta e la biblioteca diventa un arsenale delle apparizioni.


I. PRELUDIO


II. DENTRO LUDWIG, 1972


III. LA TETRALOGIA MANCATA DELLA SCALA, 1972


IV. LA WALKIRIA DELLA SCALA, 1974


V. IL SIGFRIDO DELLA SCALA, 1975


VI. IL JAHRHUNDERTRING A BAYREUTH, 1976-1980

