III. LA TETRALOGIA MANCATA DELLA SCALA, 1972
Il primo contatto documentato con Luchino Visconti relativo alla messinscena del Ring – da rappresentare, un’opera per anno, a partire dal marzo 1973, cosicché nel 1976 si potesse giungere al completamento del ciclo, da riprendere nella sua interezza nella stagione 1976-1977 – risale al 15 gennaio 1972. Nella medesima occasione Massimo Bogianckino, direttore artistico della Scala, comunica al regista che la direzione d’orchestra sarebbe stata di Wolfgang Sawallisch, dal 1971 direttore stabile della Staatsoper di Monaco, dove in seguito sarebbe stato ripresentato l’intero allestimento.
L’idea di partenza di Visconti è rappresentare la tetralogia, tenendo conto “dell’epoca wagneriana, sia pure rivista alla luce di una moderna e più sobria visione”. In questi mesi il regista è anche alle prese con un progetto, nell’aria fin dal 1968, per un Tristan und Isolde alla Staatsoper di Vienna, la cui direzione sarebbe stata di Leonard Bernstein: era previsto, anche questo, per il 1973 (ma non sarà mai realizzato).
Stanti gli impegni del Ludwig (in cui era contemplata, ma non fu mai girata, una scena con la prima del Tristan a Monaco nel 1865), al vero e proprio contratto per il Ring non si arriva però che a luglio inoltrato. Ancora alla fine di giugno il regista aveva in mente di coinvolgere per le scene un “pittore tedesco”, di cui i documenti non forniscono il nome; al momento del contratto si prevede invece che sia lo stesso Visconti a fornire bozzetti e figurini del Rheingold, da consegnare “entro il 30 settembre”.
Nonostante la gravissima malattia che lo ha colpito il 27 luglio, Visconti non rinuncia al progetto, per cui accumula, durante la convalescenza, letture wagneriane; il 18 settembre però i bozzetti e i figurini non sono ancora arrivati alla Scala: le condizioni di salute hanno portato il regista a cambiare programma e ad affidarli – a ottobre inoltrato – a Mario Chiari, suo storico collaboratore, nonché scenografo del Ludwig, affiancato, anche stavolta, da Mario Scisci. A fine novembre è lo stesso Visconti a mostrare, alla televisione italiana, i bozzetti per i quattro quadri del Rheingold.
Il 17 gennaio 1973, a bozzetti consegnati (e con i figurini già in mano alla sartoria Tirelli per la realizzazione dei costumi), Bogianckino esprime, con grande rispetto, delle perplessità perché non vede accolti quei principi storici di partenza di cui Visconti gli aveva parlato, tanto che il “modello” di Chiari, caratterizzato da “simmetrie”, gli sembra un “contenitore atto ad accogliere la musica”, ancora troppo legato alla tradizione discesa da Wieland Wagner, che “aveva cancellato ogni riferimento mitologico e geografico, ogni dato figurativo e narrativo”. Un telegramma di Visconti del 30 gennaio, da Roma, mette fine alla vicenda: i medici gli impediscono di andare a Milano per il Rheingold e di sottoporsi a un “impegno così gravoso”. Il 3 febbraio sul “Corriere della Sera” scrive: “Rinuncio con dolore alla Scala”, nella speranza di poter affrontare, dall’anno successivo, le giornate del Ring.