V. MARIO E IL MAGO, 1956

Con questa “azione coreografica di Luchino Visconti dal racconto di Thomas Mann” – Mario und der Zauberer. Ein tragisches Reiseerlebnis, pubblicato nel 1930 e tradotto in italiano nel 1945 – sarebbe dovuta iniziare la collaborazione del regista con la Scala: Mario e il Mago era infatti annunciato nel cartellone della stagione 1953-1954. Visconti, amante dalla giovinezza, e per tutta la vita, di Thomas Mann, aveva cominciato a dedicarsi a questo progetto nel 1951. La musica era del trentenne palermitano Franco Mannino, cognato di Visconti: ma in scena si sarebbe sentita anche la popolare canzonetta Un’ora sola ti vorrei; la coreografia spettava a Léonide Massine, reduce dall’esperienza dei Ballets Russes. Le scene e i costumi erano stati affidati a Lila De Nobili, residente a Parigi, alla sua prima collaborazione con Visconti, che da qualche anno la ammirava.

Lo spettacolo, nella primavera del 1954, era arrivato fino alla prova antigenerale, ma non va in scena perché il soprintendente ha il timore delle contestazioni del pubblico per la presenza di alcune biciclette (in quella stagione uno spettacolo era stato sospeso per via di un’automobile sul palco). Solo il 25 febbraio 1956, alla luce dei successi conseguiti da Visconti negli spettacoli degli anni precedenti, Mario e il Mago riesce a debuttare. L’azione inventata da Visconti non segue letteralmente il racconto di Mann, ambientato nel 1926, quando l’Italia è già dominata dal fascismo; lo prende a pretesto, aumentandone, se si può, le ambiguità, e mantenendone l’ambientazione: la Versilia delle villeggiature, tra Viareggio e Forte dei Marmi, ma spostando la cronologia intorno al 1935.