III. LA VESTALE E LA SONNAMBULA, 1954-1955

Quando il 7 dicembre 1954 debutta trionfalmente alla Scala La vestale (con Toscanini in sala), Visconti ha 48 anni ed è già molto famoso come regista di teatro e di cinema. Il suo ultimo film Senso, tratto da un racconto di Camillo Boito (il fratello di Arrigo), comincia all’interno della Fenice di Venezia, durante una rappresentazione del Trovatore; l’idea gli era venuta proprio alla Scala, assistendo, nel 1953, a una recita della medesima opera, in cui cantava Maria Callas.

La vestale di Gaspare Spontini, su libretto di Étienne de Jouy, con la Callas nel ruolo di Giulia, la vestale del titolo, è diretta da Antonino Votto ed è cantata in italiano; il melodramma originale, in francese, risale al 1807. Scene e costumi sono di Pietro Zuffi, un pittore prestato al teatro.

La messinscena della difficile e costosissima Vestale, estrema tragédie lyrique e quasi anticipo del grand opéra, impone un confronto con il Neoclassicismo, una fase della storia dell’arte non particolarmente in auge negli anni Cinquanta.

A distanza di pochi mesi, tra il 7 dicembre 1954 e il 5 marzo 1955, Visconti passa dal Neoclassicismo della Vestale al Romanticismo della Sonnambula, sempre con la Callas protagonista. L’opera di Vincenzo Bellini, con libretto di Felice Romani, aveva debuttato a Milano, al Teatro Carcano, nel 1831. Il registro muta drasticamente, anche per la diversità dei collaboratori, a partire dal direttore, il grande Leonard Bernstein. Scene e costumi sono affidate al geniale Piero Tosi, un giovane fiorentino, che da qualche anno accompagnava, e avrebbe accompagnato fino alla fine, la creatività di Visconti.