II. DENTRO LUDWIG, 1972

Nel 1972 la Scala – passata dalle mani di Antonio Ghiringhelli, che l’aveva retta dal 1948, a quelle di Paolo Grassi, che, insieme a Giorgio Strehler, aveva fondato nel 1947 il Piccolo Teatro – decide, in previsione del centenario del Ring, di dare vita a una nuova produzione dell’intero ciclo, da distribuire lungo quattro anni. La regia è affidata a Luchino Visconti, che alla Scala aveva realizzato – tra il 1954 e il 1957 – spettacoli capitali per la storia del teatro (tutti con Maria Callas protagonista). Da alcuni anni il regista milanese era impegnato, al cinema, in un’indagine sull’ideologia tedesca, che lo aveva portato a realizzare nel 1969 La caduta degli dei, non a caso sottotitolata Götterdämmerung, e nel 1971 Morte a Venezia, una personalissima trasposizione del romanzo di Thomas Mann. In quel momento è alle prese con Ludwig, un film, dalle dimensioni monumentali, dedicato al tragico e solitario sovrano bavarese, le cui vicende sono strettamente intrecciate a quelle di Richard Wagner, interpretato da Trevor Howard. È Ludwig II infatti a permettere che prendano vita i prodigi del musicista, tra cui lo stesso Ring. Il personaggio, nel frattempo, è ritornato al centro degli interessi anche degli artisti più giovani: da Alberto Arbasino a Carmelo Bene, a Hans-Jürgen Syberberg, che proprio nel 1972 firma Ludwig. Requiem für einen jungfräulichen König, per poi dedicarsi a multiple indagini sul mondo wagneriano, tra cui la torrenziale e impressionante intervista a Winifred Wagner (la moglie di Siegfried, la madre di Wieland e Wolfgang).
Il Ludwig di Visconti – tessuto di temi wagneriani, non solo nella colonna sonora, eseguita dall’orchestra di Santa Cecilia, diretta da Franco Mannino, cognato del regista – è girato, in gran parte, nei luoghi abitati o fatti costruire dallo stesso Ludwig; le riprese cominciano il 31 gennaio 1972 e sono concluse il 24 giugno. Il 27 luglio, a Roma, Visconti è colpito da un ictus; trasportato a Zurigo, è curato nell’ospedale cantonale (quello dove è morto Thomas Mann). Ristabilito, per quanto semiparalizzato, monta il film nella villa di famiglia a Cernobbio, dando vita a una pellicola molto lunga e per cui non escludeva una proiezione in due parti. La produzione italo-franco-tedesca procede a drastici tagli e il film è presentato, in prima mondiale, a Bonn il 18 gennaio 1973; solo nel 1980 la pietas di alcuni amici del regista porta a una ricostruzione del supposto originale, che ne ristabilisce la durata wagneriana, pur eliminando l’alterazione della sequenza cronologica degli eventi prevista da Visconti e quindi la magia dei presagi.
Il film è attraversato dalla musica di Wagner, a partire dai titoli di testa dove si sentono 13 battute per piano, fino ad allora sconosciute, la cui esistenza, in fondo alla partitura autografa del Parsifal, era stata rivelata da Arturo Toscanini a Mannino.
In questa stanza è proiettata la sequenza, percorsa dai suoni del Tannhäuser e del Tristan und Isolde, in cui l’imperatrice d’Austria Elisabeth, interpretata da Romy Schneider, seguita dalla contessa Ida Ferenczy, interpretata da Nora Ricci, va alla ricerca – senza riuscire a incontrarlo – di suo cugino Ludwig, interpretato da Helmut Berger, attraverso i castelli da lui fatti costruire in Baviera (Herrenchiemsee, Linderhof, Neuschwanstein). Nello schermo, sulla parete di fronte, sta l’immagine di Elisabeth morta in una camera dell’Hotel Beaurivage di Ginevra.