Chiara Calore
Chiara Calore affronta Wagner senza timore reverenziale: il suo ciclo dedicato a Siegfried non illustra l’opera, ma con grande perizia tecnica la attraversa, la sfida, costruendo con la visione del compositore quasi un corpo a corpo. Nella sua visione, Wagner non è un monumento sonoro, ma una materia viva, instabile, pronta a mutare forma sotto il peso della pittura. Il rapporto con Wagner è fisico, quasi muscolare. Il colore lavora come un’orchestra che non cerca l’armonia a tutti i costi: strappi, dissonanze, improvvise aperture liriche. La sua pittura diventa tempo, durata, resistenza.
Siegfried spaventa con un orso il nano Mime
“Il contrasto tra la forza imponente di Siegfried e l’insicurezza di Mime è palpabile, mentre attorno a loro la natura selvaggia prende vita. Questo momento cattura la sfida tra coraggio e inganno, tra la purezza del giovane eroe e l’astuzia del nano, in un bosco che sembra respirare magia e destino.”

Siegfried forgia la spada
“L’atmosfera è carica di tensione e concentrazione, mentre il giovane eroe plasma il metallo, simbolo del suo destino eroico e della forza che lo accompagnerà nelle imprese future. La presenza di Mime, anche se appena accennata, ricorda l’inganno e la manipolazione che circondano Siegfried.”

Siegfried sconfigge il drago Fafner
“La scena è rappresentata in modo simbolico e surreale. Al centro, una figura eroica con un’armatura scura stringe nelle mani un piccolo uccello che simboleggia il drago sconfitto. I colori intensi e i contrasti di luce sottolineano il momento decisivo della vittoria sull’oscuro drago Fafner.”

Siegfried salva Brünhilde
“La scena mette in tensione forza e vulnerabilità. Il leopardo e gli elementi naturali richiamano la forza primordiale che circonda la vicenda. Il chiaroscuro sottolinea il passaggio tra oscurità e luce, prigionia e libertà, incanto e realtà, e dà forma alla potenza trasformativa dell’amore.”

biografia
Chiara Calore (Abano Terme, 1994, vive e lavora a Venezia) è una pittrice che si muove sui territori della contaminazione. Il suo è un linguaggio che nasce dal dialogo con il web, la fotografia, la fiaba, il mito. Ma i suoi riferimenti attingono soprattutto dalle lezioni della grande storia dell’arte e della rappresentazione visionaria del mondo naturale e animale. Il suo è uno sguardo conturbante, anche ammaliante, a tratti denso di inquietudine, ma sempre aderente al presente.
