GIORGIO STREHLER ALLA SCALA. IL GESTO

Per Strehler non vale l’immagine del burattinaio che muove i fili dell’attore da fuori la scena. Il regista non «guida» l’attore, ma lo investe di sé, trasponendosi completamente nel personaggio. «Madame Bovary c’est moi»: Strehler potrebbe dirlo di Macbeth, Simon Boccanegra, Don Giovanni: ma anche di un soldato del Cappello di paglia di Firenze, dello Spirito del male nell’Angelo di fuoco, in una pettegola comare di Windsor, nel Falstaff. Il gesto nasce da un’identificazione totale, quasi violenta, tra regista e persona scenica, per il tramite dell’attore. Se esiste un «metodo» registico con Strehler, esso coincide con quell’identificazione e quella violenza.