Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini

Editore Istituto Nazionale di Studi Verdiani, 2017

ASCOLTA IL PODCAST


Una preziosa testimonianza di una delle amicizie più profonde coltivate dal Maestro e del suo progressivo ripiegamento verso il proprio microcosmo di affetti circoscritti, che allo stesso tempo mostra uno spaccato impressionante dell’Italia postunitaria (Parmadaily)

Fra le amicizie più salde di Giuseppe Verdi, quella con Giuseppe Piroli è caratterizzata dalla reciproca stima incondizionata e dalla comune passione per la politica, intesa come atteggiamento morale prima ancora che come gesto di civiltà. Nonostante l’esperienza parlamentare in comune sia stata brevissima, il rapporto epistolare è rimasto costante per trentun anni, sia nello scambio di pareri sullo scenario politico che Piroli osservava dall’interno delle istituzioni, sia nella necessità di confidenza e di stimolo intellettuale che ognuno, in modi differenti, esercitava sull’altro. Nel primo tomo (1859-1876) si può osservare lo sviluppo della corrispondenza dai vagiti della nuova Italia alla caduta della Destra storica, attraverso le delusioni della guerra e le fatiche dell’economia, ma anche attraverso le vicende personali di Verdi e il suo ruolo nella formazione della legge sul diritto d’autore. Gli accadimenti storici si intrecciano con la nascita dei nuovi capolavori verdiani degli anni Sessanta e Settanta, che la particolare natura di questo carteggio rivela soprattutto nel loro fondamentale risvolto all’interno della carriera, degli interessi e della vita privata di Verdi. Nel secondo tomo (1877-1890), il Verdi maturo si avvicina al rifacimento di Simon Boccanegra e alla creazione di Otello maturando al contempo una sempre maggior delusione per la politica italiana e la condotta etica dei suoi protagonisti, senza rinunciare a lamentarsene con Piroli, nominato senatore otto anni dopo la fine della propria esperienza alla Camera. È un’Italia che si affaccia al colonialismo, un’Italia di piccoli e grandi scandali politici. È un Piroli che sempre più accusa le fatiche dell’età e del lavoro, e sempre meno riesce a godere della compagnia di Verdi a Sant’Agata. Ed è un Verdi che osserva il mondo con lucidità e disillusione, con giudizi spietati e folgoranti, sempre più convinto di quei pochi riferimenti intorno ai quali ha costruito la propria dimensione privata: l’amicizia con Piroli resta uno dei più indiscutibili e incrollabili.

Giuseppe Martini Storico della musica, segretario scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani, è specialista verdiano: in questo ambito a curato fra l’altro l’edizione del Carteggio Verdi-Piroli, in due tomi, primo titolo dell’Edizione nazionale dei carteggi e documenti verdiani (2017), l’allestimento e il catalogo della mostra Verdi proprietario e politico (Parma, Archivio di Stato, 2013), i testi per i volumi Giuseppe Verdi. Genesi e trama delle opere (Parma, 2013), Le prime di Verdi a Parma (Parma, 2013) e Verdi, l’uomo l’artista il mito (Torino, Utet, 2011) e gli apparati critici del Carteggio Verdi-Morosini (2013). Si è inoltre occupato di musica rinascimentale (Claudio Merulo, Parma, 2005), musica sacra d’età barocca e liuteria settecentesca.È stato autore e conduttore della fortunata serie di documentari in dieci puntate sempreVerdi, andata in onda su Classica HD (piattaforma Sky) dal 2015 al 2016.Collaboratore della pagina culturale della “Gazzetta di Parma” dal 1993 e del mensile “Arbiter” dal 2000, è stato vicedirettore e critico musicale del periodico “Il Caffè del Teatro” dal 1999 al 2009. Cura i programmi di sala e le presentazioni al pubblico delle opere in stagione del Teatro Regio di Parma dal 2012, i programmi di sala della rassegna di musica moderna e contemporanea Traiettorie dal 2007 e collabora con la Fondazione Arturo Toscanini dal 2009, oltre a numerosi scritti in atti di convegni e riviste.