VI. ANNA BOLENA E IFIGENIA IN TAURIDE, 1957
Nella primavera del 1957 Visconti firma due nuove regie per la Scala – Anna Bolena e Ifigenia in Tauride – dove si trova per la prima volta a collaborare direttamente per scene e costumi con Nicola Benois, onnipotente direttore dell’allestimento scenico del teatro fin dal 1937.
Anna Bolena di Donizetti, su libretto di Felice Romani, la cui prima esecuzione risale al 1830, al Teatro Carcano di Milano, è “l’impresa di Visconti che ha esercitato il maggiore influsso, quella che ha segnato la svolta decisiva nella messinscena del melodramma e perciò nel nostro modo di accoglierlo”. La dirige Gianandrea Gavazzeni, bergamasco come Donizetti; la Callas è nel ruolo del titolo. Il debutto avviene il 14 aprile. La trentacinquesima opera di Donizetti era, nel 1957, quasi una novità: mancava infatti dal 1877 dai cartelloni della Scala; con lo spettacolo di Visconti ritorna definitivamente in auge.
Lo stesso Visconti ha fornito a Benois precise indicazioni iconografiche, incluso il suggerimento di fare ricorso, per i figurini dei costumi, ai dipinti di Hans Holbein, attivo alla corte del sovrano inglese Enrico VIII, marito di Anna Bolena.
L’1 giugno 1957 è la volta dell’Iphigénie en Tauride di Christoph Willibald Gluck, su libretto di Nicolas-François Guillard, a partire dalla tragedia di Euripide; è cantata in italiano (nella versione di Lorenzo Da Ponte), la dirige Nino Sanzogno e la Callas, più diva che mai, è nel ruolo del titolo.
Visconti ambienta l’azione tutta in un unico ambiente, che rimanda ai tempi di composizione dell’opera, che aveva debuttato a Parigi nel 1779, e non a quelli dello svolgimento della vicenda. Quindi non la Grecia del mito ma un Settecento rococò, indenne, nonostante le date, da sospetti di Neoclassicismo. I riferimenti richiesti vanno in direzione della pratica decorativa dei Bibbiena e del genio architettonico di Juvarra. I personaggi si muovono vestiti con abiti ripresi, talvolta letteralmente, dagli affreschi di Giovanni Battista Tiepolo.








