Teresa Lanti

Teresa Lanti

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Restauro del quadro:  "Teresa Lanti - Ritratto di cantante"

Vorremmo soffermarci sul singolare ritratto che fu considerato come quello di Teresa Lanti. È una pittoresca composizione di scuola bolognese del XVIII secolo. La cantante è seduta al cembalo vestita con un grande abito rosso, frangiato di pizzo bianco. A destra, su un leggio, è aperto un codice in notazione gregoriana sulle parole della antifona: Veni sponsa Christi, con la parte musicale fedelmente riprodotta. Dietro al codice si vede un ampio tendaggio, sollevato sulla sinistra, per mostrare un gruppo di case dominate dal campanile di una chiesa (forse un convento).

La Lanti calza una enorme parrucca grigia ornata di fiori multicolori, il cembalo è decorato con fregi e con l'immagine di un amorino che suona il liuto. La figura, quindi, è decisamente di aspetto mondano, mentre il fondo ha richiami di carattere religioso. Perché questo accostamento di sacro e di profano? Vi è una precisa ragione o si tratta semplicemente di una bizzarria del pittore?

È difficile, se non impossibile, spiegare la ragione di tutto ciò, poiché Teresa Lanti, con ogni probabilità, non è mai esistita. Il quadro proviene dalla collezione Sambon e Sambon non fu uno storico, ma solo un avveduto mercante. Nel catalogo pubblicato in occasione della famosa asta all'Hotel Drouot di Parigi, alla quale parteciparono i fondatori del Museo, si legge che la cantante sarebbe nata a Napoli nel 1746 e che avrebbe cantato alla Pergola di Firenze. Dove l'estensore del catalogo abbia ricavato queste notizie rimarrà sempre un mistero e, per quanto diremo più sotto, è assai probabile che le abbia inventate di sana pianta.

L'unica fonte che parla della Lanti non è certo delle più attendibili. Si tratta nientemeno che delle Memorie di Giacomo Casanova il quale ci racconta questa storia: giunto ad Ancona il 25 febbraio 1744 (e incomincia già a sbagliare di un anno, poiché se sono veri altri episodi siamo nel 1745) conosce in albergo una signora con due giovanissime figlie (delle quali il nostro Giacomo, naturalmente, godrà subito le grazie) e con un giovinetto, chiamato Bellino che si fa passare per evirato, ma che altri non è che una giovane ragazza così travestita per poter cantare nei teatri della giurisdizione di Ancona dove, come a Roma, le donne non potevano calcare le scene. Ben presto Casanova ha modo di appurare de visu la verità. Bellino è una donna, appunto Teresa Lanti, figlia di un modesto impiegato bolognese, allieva del Salimbeni, un celebre evirato realmente esistito. Costui l'avrebbe condotta a Roma per collocarla in una pensione dove viveva un altro suo allievo: Bellino. Ma Bellino muore il giorno prima dell'arrivo dei due e allora Salimbeni, che era l'amante della giovanissima Teresa

pensa di sostituirla a lui, per dare un aiuto alla famiglia del defunto e per portarsi la ragazza alla corte di Dresda senza destare sospetti in quell'ambiente bigotto e conformista. Ma Salimbeni, sempre secondo Casanova, muore nel Tirolo e «Bellino» (alias Teresa) torna alla famiglia adottiva. Casanova decide di liberare Teresa dall'imbarazzo e fugge con lei. Seguono varie avventure, abbandoni, ritrovamenti che si estendono in vari volumi dell'opera. Teresa alla fine sposerà un certo Palesi, avrà un figlio che assomiglia molto a Casanova, e nel frattempo canterà in vari teatri protetta da personaggi altolocati, in teatri e stagioni teatrali ben precisati dal Casanova per nome e per cronologia.

Benedetto Croce nella prima edizione de I teatri di Napoli (Napoli 1891, p. 698 e segg.) si occupa del «Falso Bellino» con un vivacissimo scritto che segue ai tentativi infruttuosi che aveva già fatto Corrado Ricci («Gazzetta Musicale di Milano», 1890).

Il Croce ha eseguito un minuzioso controllo sugli elenchi di cantanti presenti alle stagioni teatrali cui avrebbe partecipato la Lanti e, dopo aver accertato i gravi errori cronologici commessi da Casanova riferendo del Salimbeni, conclude che il nome di Teresa Lanti non appare in nessun luogo e dice: «Bisognerebbe far la ricerca anche pei Teatri di Venezia, Milano e Palermo». Cosa che abbiamo fatto diligentemente. Non solo, ma per la cortesia dell'amico Claudio Sartori abbiamo anche potuto valerci di un suo schedario personale derivato dai libretti del XVIII secolo esistenti nelle biblioteche. Il risultato è stato assolutamente negativo. Abbiamo solo rintracciato una Corilla Landi che, alla Pergola di Firenze, cantò nel 1745 l'Ezio del Porpora. Da questo dato potrebbe nascere la indicazione del catalogo Sambon, ma non andrebbero egualmente bene le date citate secondo le quali la Lanti sarebbe nata nel 1746. Il Croce sottolinea anche che l'Ademollo non solo ricercò la Lanti nelle fonti teatrali, ma asserendo il Casanova che il matrimonio sarebbe avvenuto a Firenze, frugò anche nei registri matrimoniali, ma inutilmente.

Infine, nel 1924 Gustav Gugliz pubblicò una pregevole edizione delle Memorie di Casanova (Parigi, La Sirène) dove controlla e conferma le ricerche del Croce. Raoul Vège, nella medesima redazione, è convinto che la storia di «Bellino» (e ne siamo convinti anche noi se non altro per le assurde compiacenze pornografiche) sia tutta una invenzione del Casanova.

Lodovico Frati, che nel 1924 era Conservatore della Biblioteca Universitaria di Bologna, è stato l'unico a trovare una Teresa Landi, figlia di Luigi Landi e di Flavia Gambarini, nata il 15 maggio 1731. La scoperta in sé non direbbe molto (non sappiamo se divenne cantante), ma coinciderebbe con l'età (quattordici anni) che Casanova attribuisce a Bellino nel 1745. Con molta probabilità si tratta di un caso, di una pura e semplice combinazione. Infatti, dei teatri in cui si sarebbe prodotta la Lanti abbiamo cronologie e libretti che ci permettono di sapere tutti i nomi dei cantanti che vi hanno agito. Vorremmo concludere con il Croce: «Io confesso che ho una prevenzione in favore delle Memorie casanoviane. Anche in questo episodio, vi sono nomi, che non sono inventati, e fatti che non possono essere inventati. Ma non è men vero che vari dati importanti della narrazione di Casanova sono in contraddizione con fatti accettati e sicuri; e che il falso Bellino, o la grande cantatrice Teresa Lanti, è un personaggio che, per quanto si cerchi, non si riesce a scovarlo. »

Noi però abbiamo ancora un ultimo dubbio da risolvere e ci è dato da un ritratto (che il Croce non conosceva) con delle allusioni simboliche che, in verità, hanno ben poco da spartire con le prodezze della nostra cantante.

Prospetteremo allora i seguenti casi:

-Teresa Lanti è esistita, ma la sua attività teatrale fu di così scarso rilievo da non lasciare traccia.

-Il ritratto è stato eseguito di fantasia prendendo lo spunto dalle Memorie di Casanova.

-Teresa Lanti è una invenzione del Casanova e il ritratto le è stato attribuito da persona che ha creduto ciecamente nella parola dell'avventuriero.

 

 

Restoration of the painting: "Teresa Lanti - Portrait of a Singer"

 

We would like to focus on the unique portrait that was considered to be that of Teresa Lanti. It is a picturesque composition from the Bolognese school of the 18th century. The singer is seated at the harpsichord dressed in a large red dress, trimmed with white lace. To the right, on a music stand, a Gregorian notation code is open on the words of the antiphon: Veni sponsa Christi, with the musical part faithfully reproduced. Behind the code, a large curtain is visible, lifted on the left to reveal a group of houses dominated by the bell tower of a church (perhaps a convent).

 

Lanti wears an enormous gray wig adorned with multicolored flowers, and the harpsichord is decorated with friezes and with the image of a cherub playing the lute. The figure, therefore, has a decidedly worldly appearance, while the background has references of a religious nature. Why this juxtaposition of sacred and profane? Is there a specific reason or is it simply a quirk of the painter?

 

It is difficult, if not impossible, to explain the reason for all this, because Teresa Lanti, in all likelihood, never existed. The painting comes from the Sambon collection, and Sambon was not a historian but only a shrewd merchant. In the catalog published on the occasion of the famous auction at the Hôtel Drouot in Paris, attended by the founders of the Museum, it is stated that the singer was born in Naples in 1746 and sang at the Pergola in Florence. Where the compiler of the catalog obtained this information will always remain a mystery and, as we will say below, it is highly likely that he invented it out of thin air.

 

The only source that speaks of Lanti is certainly not one of the most reliable. It is none other than the Memoirs of Giacomo Casanova, who tells us this story: arriving in Ancona on February 25, 1744 (and already beginning to be mistaken by a year, since if other episodes are true we are in 1745), he meets a lady with two very young daughters in a hotel (of whom our Giacomo, naturally, immediately enjoys the favors) and with a youth named Bellino who passes himself off as a eunuch, but who is nothing more than a young girl disguised in order to sing in the theaters within the jurisdiction of Ancona where, like in Rome, women could not tread the stage. Soon Casanova has the opportunity to ascertain the truth firsthand. Bellino is a woman, precisely Teresa Lanti, daughter of a modest Bolognese official, a pupil of Salimbeni, a famous eunuch who really existed. He would have taken her to Rome to place her in a boarding house where another of his pupils lived: Bellino. But Bellino dies the day before their arrival and so Salimbeni, who was the lover of the very young Teresa, thinks of replacing him with her, to help the family of the deceased and to bring the girl to the court of Dresden without arousing suspicions in that bigoted and conformist environment. But Salimbeni, still according to Casanova, dies in Tyrol and "Bellino" (alias Teresa) returns to her adoptive family. Casanova decides to free Teresa from embarrassment and flees with her. Various adventures follow, abandonments, rediscoveries that extend over various volumes of the work. Teresa will eventually marry a certain Palesi, will have a son who greatly resembles Casanova, and in the meantime will sing in various theaters protected by high-ranking individuals, in theaters and theatrical seasons precisely specified by Casanova by name and chronology.

 

Benedetto Croce in the first edition of The Theaters of Naples (Naples 1891, p. 698 ff.) deals with the "False Bellino" with a very lively writing that follows the unsuccessful attempts already made by Corrado Ricci ("Gazzetta Musicale di Milano", 1890).

 

Croce meticulously checked the lists of singers present at the theatrical seasons in which Lanti would have participated and, after ascertaining the serious chronological errors made by Casanova in referring to Salimbeni, concludes that the name of Teresa Lanti does not appear anywhere and says: "Research should also be done for the Theaters of Venice, Milan, and Palermo." Which we have diligently done. Not only that, but thanks to the courtesy of our friend Claudio Sartori, we have also been able to use his personal database derived from eighteenth-century librettos existing in libraries. The result was absolutely negative. We only found a Corilla Landi who, at the Pergola in Florence, sang in 1745 the Ezio by Porpora. From this data, the indication in the Sambon catalog could arise, but would the dates cited according to which Lanti was born in 1746 still be correct? Croce also emphasizes that Ademollo not only searched for Lanti in theatrical sources, but also, asserting as Casanova did that the marriage took place in Florence, he also searched in marriage registers, but in vain.

 

Finally, in 1924 Gustav Gugliz published a valuable edition of Casanova's Memoirs (Paris, La Sirène) where he checks and confirms Croce's research. Raoul Vège, in the same edition, is convinced that the story of "Bellino" (and we are also convinced if only for the absurd pornographic complacencies) is all an invention of Casanova.

 

Lodovico Frati, who in 1924 was the Curator of the University Library of Bologna, was the only one to find a Teresa Landi, daughter of Luigi Landi and Flavia Gambarini, born on May 15, 1731. The discovery itself does not say much (we do not know if she became a singer), but it would coincide with the age (fourteen years) that Casanova attributes to Bellino in 1745. It is most likely a coincidence, a mere coincidence. In fact, for the theaters where Lanti would have performed, we have chronologies and librettos that allow us to know all the names of the singers who have performed there. We would like to conclude with Croce: "I confess that I have a prejudice in favor of Casanova's Memoirs. Even in this episode, there are names that are not invented, and facts that cannot be invented. But it is also true that various important data of Casanova's narrative are in contradiction with accepted and certain facts; and that the false Bellino, or the great singer Teresa Lanti, is a character that, no matter how hard you try, you cannot find."

 

However, we still have one last doubt to resolve, and it is given by a portrait (which Croce did not know) with symbolic allusions that, in truth, have very little to do with the exploits of our singer.

 

We will then consider the following cases:

 

-Teresa Lanti existed, but her theatrical activity was of such little importance as to leave no trace.

 

-The portrait was executed from imagination taking inspiration from Casanova's Memoirs.

 

-Teresa Lanti is an invention of Casanova and the portrait was attributed to