Strumenti musicali

Strumenti musicali

di Evaristo Baschenis

Dopo diversi mesi dedicati al suo restauro, eseguito dallo studio Carlotta Beccaria, rientra in Museo una delle sue opere più significative e preziose, il quadro realizzato dal pittore bergamasco Evaristo Baschenis “Strumenti musicali”, l’elegante natura morta a tema musicale che appartiene alla maturità artistica dell’autore. Quasi una Vanitas, in cui si allude alla transitorietà dello splendore delle cose terrene, il dipinto ha un punto di vista insolitamente ravvicinato dove gli strumenti musicali rappresentati, un liuto, una spinetta, una chitarra, un violino con archetto e una mandola, penetrano lo spazio incorniciati da una sontuosa tenda dai gonfi panneggi trattenuta dai cordoni e dai fiocchi delle passamanerie. L’olio su tela venne acquistato nel 1912 da Ettore Modigliani all’epoca direttore della Pinacoteca di Brera, che fu tra i fondatori del Museo e referente scientifico dell’acquisto della collezione Sambon, nucleo originario della collezione museale.

Com’era il dipinto, lo stato di conservazione

Il dipinto, realizzato ad olio su supporto tessile, risultava in uno stato di conservazione con una buona stabilità strutturale ma con problematiche legate principalmente ai colori, con un ingiallimento dei toni più chiari. La superficie del dipinto infatti presentava numerosi depositi di particolato atmosferico e appariva offuscata da spessi strati dall’effetto schermante che impedivano la piena lettura dell’immagine, già nel suo complesso molto scura. Risultavano comunque evidenti vecchi restauri alterati, in particolare nella fascia centrale dell’opera, a sinistra, ma anche distribuiti nelle restanti aree.

Il primo passo è stato quello di illuminare il dipinto con un fascio di luce radente che ha permesso di individuare alcune irregolarità della pellicola pittorica, probabilmente dovute all’alterazione dei vecchi restauri e alla foderatura storica, come alcune depressioni e grinze visibili. I vecchi degradi, per lo più asseribili a lacune della pellicola pittorica con anche sporadici danni strutturali che interessavano la tela, risultavano quindi in parte riconoscibili dall’andamento della superficie e dal viraggio cromatico descritto.

Il secondo passo è stato quello di procedere con analisi non invasive per valutare lo stato di conservazione dell’opera e indagarne la tecnica esecutiva, nello specifico riflettografia infrarossa e fotografia a luce ultravioletta, la cui documentazione fotografica e la diagnostica per immagini è stata eseguita da Giuseppe e Luciano Malcangi.

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Riflettografia Infrarossa e Fotografia a luce Ultravioletta

Grazie all’acquisizione dell’immagine riflettografica è stato possibile, prima di iniziare i lavori, osservare chiaramente la composizione del dipinto e quindi la distribuzione degli elementi raffigurati, come già descritto molto offuscati in luce visibile. Dal punto di vista tecnico esecutivo l’analisi riflettografica, comparata alla lettura ravvicinata della superficie pittorica anche durante le fasi di pulitura, ha permesso di evidenziare una diversità di esecuzione tra gli strumenti musicali, molto realistici, dipinti nei minimi dettagli mediante sovrapposizione di sottili pennellate e velature, e il tappeto sul piano di appoggio dove la decorazione appare semplificata e poco curata, realizzata con pennellate più corpose e veloci meno ricercate e attente al dettaglio. Contestualmente sono state localizzate le zone interessate dai vecchi restauri, la cui posizione e estensione è stata meglio evidenziata dall’analisi in luce Ultravioletta, dove sono state osservate risposte diverse in base alla natura e datazione dei materiali; in particolare, i restauri apparivano attribuibili a epoche diverse e quindi a più interventi distinti e sovrapposti, mentre la fluorescenza intensa della vernice ha confermato la corposità degli strati di finitura ossidati.

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Intervento di restauro

Il progetto e le fasi di intervento sono state concordate e discusse di volta in volta con la direzione ai lavori dr.ssa Raffaella Bentivoglio.

Pulitura
Dopo le prime osservazioni e gli accertamenti effettuati mediante analisi strumentali, è stata predisposta una pulitura generalizzata a secco, con l’uso di aspiratori e appositi panni antistatici, per la rimozione dei depositi incoerenti. La pulitura della superficie pittorica ha visto poi due fasi: la prima basata su metodi acquosi per la rimozione dello sporco superficiale, e la seconda basata sull’uso di miscele solventi per la rimozione dei vecchi restauri alterati e delle vernici offuscanti. A tal fine sono stati effettuati preventivi test di solubilità per individuare la miscela più idonea, in questo caso una miscela costituita da 70% di Ligroina e 30% di Etanolo, poi gelificata per affrontare la pulitura della superficie.

L’intervento ha permesso la rimozione sia dei restauri eseguiti nel passato sia dello strato di vernice giallastro con sporco inglobato: questa fase ha consentito di confermare la mancanza di problematiche strutturali e di tendenza al distacco della pellicola pittorica originale, per cui non è risultato necessario intervenire sul retro.

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Coloritura

Escludendo quindi lo smontaggio della tela dal telaio, dopo aver ricontrollato l’adesione del colore alla tela, successivamente è stata applicata a pennello una stesura di vernice intermedia, per preparare il dipinto al restauro pittorico. Le reintegrazioni delle lacune emerse, in parte rifinite grazie all’asportazione puntuale a bisturi degli eccessi di stucco riscontrati in alcune aree di colore originale, sono state inizialmente affrontate con lavorazioni di base, volte alla ricostruzione della texture del dipinto, per dare continuità alla morfologia della superficie. Queste hanno anche funzionato da base cromatica, pertanto sono state differenziate a seconda delle campiture.

Sopra le lavorazioni di superficie, è stato completato il restauro pittorico, reintegrando mimeticamente le lacune con colori a vernice Gamblin, totalmente reversibili e ad alta stabilità. Al termine del restauro è stata nebulizzata a più passaggi una vernice a finitura lucida, stabile e reversibile, che ha reso i colori originali più saturi rendendo la natura morta più luminosa e leggibile.

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La firma dell’artista

Durante le fasi di intervento ci si è consultati più volte con la dott.ssa Bentivoglio anche per stabilire come affrontare la firma dell’opera, che porta il nome dell’autore, ma che risultava solcata in piccola parte da una lacuna. In questo caso, con tutte le testimonianza fotografiche necessarie, si è deciso di completare la leggibilità della scritta riprendendo le lettere con piccoli punti neri di reintegrazione.

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Cornice

La cornice è stata oggetto di un trattamento preventivo antitarlo con prodotto a base di permetrina. La pulitura delle superfici dorate è stata effettuata con solventi apolari, applicati a tamponcino, ed è stata seguita dal consolidamento delle aree limitrofe alle piccole lacune. La stuccatura delle mancanze è stata effettuata a gesso e colla, con un’applicazione aggiuntiva di resina epossidica lavorata a spatola in corrispondenza di una lacuna dell’intaglio, ricostruendo la parte mancante della decorazione tridimensionale. Per uniformare cromaticamente le lacune stuccate è stata effettuata una patinatura ad acquarello dei punti interessati, rifinita con l’applicazione di resina naturale, che è stata invece stesa su tutte le superfici come finitura di protezione.

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Com’è adesso il dipinto

Grazie al restauro, il dipinto ha riacquistato lo splendore originario, restituendoci la studiata attenzione al gioco dei volumi accostati e la raffinata cromia degli strumenti, valorizzata dall’onda di luce che scivola sulle sinuose rotondità delle casse ed esalta il fascino della setosa tattilità delle varie essenze. Contorni più definiti, colori più caldi, c’è una ritrovata armonia che permea tutti gli elementi raffigurati nel quadro. Adesso ogni oggetto presente nel dipinto è nuovamente leggibile e interpretabile: le trame tessili del tappeto, le scanalature ben visibili de liuto che riconducono alle celebri fatture della bottega veneta di Michael Hartung dalle caratteristiche doghe sottili del guscio in legno di tasso bicolore; perfino la scritta visibile sul libro posto sulla chitarra, “L’isola, ovvero sucessi favolosi” stampato a Venezia nel 1648, di Maiolino Bisaccioni. Il marchese, in gioventù abile diplomatico, si ritirò in seguito nella città lagunare per dedicarsi alla scrittura, persino di melodrammi. Questo omaggio che Baschenis gli tributa potrebbe far ipotizzare una sua diretta committenza al quadro, e certamente conferma le relazioni del pittore bergamasco con Venezia, soprattutto con il suo ambiente colto di letterati e musicisti.
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