Ne Il Gattopardo, lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa scriveva: “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Durante la sua burrascosa storia architettonica, la Scala attraversò due momenti d’importante trasformazione.

Il primo fu la ricostruzione del Teatro, ad opera di Luigi Lorenzo Secchi, seguita al bombardamento del 1943. Il secondo fu il massiccio restauro della Scala (2002-2004), eseguito sotto la direzione di Mario Botta. Un elemento, però, accumunava i due architetti: la precisa intenzione di preservare il passato e la storia della Scala. Per questo la volta, distrutta dai bombardamenti, venne ricostruita con le stesse misure e materiali (legno di pioppo duro) dell’originale piermariniano.

Furono forgiati dei nuovi chiodi utilizzando come modello alcuni chiodi della fine del ‘700, ritrovati dopo il crollo. Per lo stesso motivo, nel restauro del 2002, venne rimossa la moquette in platea e tutte le macerie conseguenti al bombardamento, che erano state per motivi di tempo sepolte sotto il palcoscenico, oltre al linoleum dei palchi, che ha rivelato il cotto lombardo settecentesco.