Nei teatri del XVIII secolo, Scala compresa, i singoli palchi appartenevano alle famiglie nobili e poi borghesi, che li potevano decorare e arredare secondo il proprio gusto, affittarli, venderli o lasciarli in eredità.

In platea le sedie erano mobili: per potersi sedere occorreva noleggiarle. Ciò avveniva perché il Teatro alla Scala era spesso utilizzato per balli, feste in maschera e persino tornei a cavallo. Allo spettatore moderno risulta difficile immaginare l’atmosfera dell’epoca, con odori di cibo, fumo, confusione, luci.

Nei ridotti della Scala era inoltre pratica comune il gioco d’azzardo. Un ospite illustre dei tavoli della roulette era Alessandro Manzoni. Secondo le cronache del tempo, fu il poeta Vincenzo Monti a “salvare” Manzoni dalla brutta china che stava prendendo, dicendogli: “Vogliamo fare de’ bei versi, se continuate a questo modo!”.