Luca Ronconi. Il laboratorio delle idee

24 febbraio 2016 –  24 maggio 2016

Luca Ronconi. Director Autor Architetto Curator Metteur en Scene

 

Luca Ronconi debutta alla Scala nel 1974 con uno scandalo: la sua Valchiria, tradotta in mitologia della famiglia borghese ottocentesca anticipando l’analoga operazione di Chéreau a Bayreuth, sorprende il pubblico ma anche il direttore Wolfgang Sawallisch; nuovi scompigli accolgono il Don Carlo spoglio dei consueti fasti processionali e carico di simboli di morte, in sintonia con la ricerca musicale di Abbado. Spettacoli oggi leggendari, cui negli anni ’80 seguono due giornate del ciclo Licht di Stockhausen ad inaugurare un percorso in cui ai titoli del grande repertorio (saranno in tutto sei le inaugurazioni di stagione affidate a Ronconi) si mescolano senza gerarchia opere sconosciute o sconosciutissime. Lo sguardo di Ronconi sull’opera è lavoro sulla tradizione: un passato collettivo che anche decostruito resta linguaggio comune tra l’artista e gli spettatori. Il testo, poetico e musicale, passa al vaglio di una razionalità ironica, impietosa ma anche poetica e aperta alla tenerezza. Nascono le grandi macchine ronconiane, le colonne di Troyens, le architetture mobili del Fetonte, l’accumulo di colossali rovine di Aida e nasce un’idea di spazio plurale, popolato di diversi punti di vista. L’abitudine di Ronconi di pensare gli spettacoli a partire dalla pianta, in termini architettonici prima che figurativi, dispiega le possibilità tecniche ed espressive delle scene costruite che avevano fino ad allora replicato in tre dimensioni l’estetica dei fondali dipinti. Lo sguardo dall’alto sulla marcia dei soldati ne La damnation de Faust, la tavola imbandita in verticale ne La fiaba dello Zar Saltan, il castello sbirciato dal fondovalle in Lodoïska, Sant’Andrea della Valle decostruita come in un caleidoscopio in Tosca tolgono allo spettatore l’abitudine alla visione frontale dello spettacolo, mentre nuovi mezzi tecnici come le proiezioni del Guglielmo Tell o invasioni di campo come l’assalto al palco centrale nell’Orfeo o lo scorrazzante corteo de Il viaggio a Reims completano l’opera di disorientamento. La lucidità disincantata e cinica, la tentazione del sorriso e della beffa, non contraddicono e anzi rendono più toccanti gli affondi di romanticismo, anch’esso ironico ma insieme spudorato, come il volo di rose nella Damnation, il salto nel vuoto degli amanti di Lodoïska, Ariadne sospesa sull’isola dei morti, la desolazione della statua della Vergine a terra in Suor Angelica.

 

Credits: Brescia-Amisano/Fondazione Teatro alla Scala