Gioachino Rossini (1792-1868) al Teatro alla Scala
Dal 17 aprile al 30 settembre 2018


Il curatore della mostra Pier Luigi Pizzi
                                              La prima sala della mostra

Il pianoforte appartenuto a Franz Liszt con i costumi di Cenerentola,
Pier Luigi Pizzi, 1964

Il busto di Rossini di Marochetti con il costume per Il turco in Italia 
indossato da Maria Callas, Franco Zeffirelli, 1955

                    Il dipinto che raffigura Rossini giovane di Vincenzo Camuccini
                               Il costume per Cenerentola, Gino Sensani, 1946
                      Il costume per L’italiana in Algeri, Franco Zeffirelli, 1953

La sala dell’Esedra con i costumi di Cenerentola, Pier Luigi Pizzi, 1964

Il ritratto fotografico di Rossini opera di Nadar
con il costume per L’italiana in Algeri, Caramba, 1933

Il salottino dove si può assistere al video sulla musica di Rossini

La Scala all’epoca di Rossini

Il costume per Cenerentola, Jean Pierre Ponnelle, 1955

Il teatrino per Il barbiere di Siviglia, Jean Pierre Ponnelle, 1972

Costumi nella ricostruzione per L’italiana in Algeri, Jean Pierre Ponnelle, 1973

Una caricatura di Rossini all’inizio delle sale del secondo piano

In occasione del 150° anniversario della scomparsa del compositore la Scala allestisce dal 17 aprile al 30 settembre al Museo Teatrale una mostra a cura di Pier Luigi Pizzi che ripercorre fortuna e allestimenti scaligeri delle sue opere con il sostegno di Edison e dell’Istituto della Enciclopedia Italiana.

Gioachino Rossini, “il Giove della musica” (la definizione è di Meyerbeer), nasce a Pesaro il 29 febbraio 1792 e si spegne a Passy presso Parigi il 13 novembre 1868. Il Teatro alla Scala, che con il suo Direttore Musicale Riccardo Chailly ha ricordato il grande compositore riportando in scena La gazza ladra nella scorsa Stagione ed eseguendo la Messa per Rossini dedicatagli dai compositori italiani, torna a celebrarne la figura nel 150° anniversario della morte con una mostra presso il Museo Teatrale.

L’esposizione, dal titolo “Gioachino Rossini al Teatro alla Scala”, rimane aperta al pubblico dal 17 aprile al 30 settembre ed è curata da Pier Luigi Pizzi, uno dei protagonisti di maggior rilievo della scena teatrale italiana, che ha firmato alcuni tra i più importanti allestimenti rossiniani realizzati alla Scala e in tutto il mondo.

L’accesso alla mostra è compreso nel biglietto d’ingresso al Museo.
Lunedì – Domenica

9.00 – 17.30 ultimo ingresso ore 17

PER SAPERNE DI PIU’ :

Il percorso espositivo, che comprende oltre 100 opere, coinvolge per la prima volta tutto il Museo, inaugurando la nuova illuminazione realizzata in collaborazione con Edison, il cui legame con la Scala risale al 1883 quando la sala del Piermarini divenne il primo edificio pubblico italiano illuminato elettricamente. La nuova illuminazione resterà patrimonio stabile del Museo contribuendo alla valorizzazione della straordinaria ricchezza delle sue collezioni. Nelle sale del primo piano saranno le luci a raccontare la figura e la musica di Rossini evidenziando i numerosi ritratti e cimeli già presenti nelle collezioni, ai quali si aggiungono nuovi elementi tra i quali il manoscritto di Tancredi e uno schizzo scherzoso di alcune battute da aggiungere all’Attila verdiano. Alcuni dei più celebri costumi disegnati da artisti come Caramba o Zeffirelli e indossati da cantanti come Maria Callas, Giulietta Simionato e Lucia Valentini Terrani accolgono il visitatore, come personaggi rossiniani abitanti le sale del Museo. Una teca raccoglie i gioielli di scena, inclusa una collezione di corone tra le quali quella indossata da Giuditta Pasta in Semiramide. In occasione della mostra sono state restaurate diverse opere conservate nel Museo inclusi tre ritratti su tela del compositore a firma di Luigi Riccardi, Giovanni Pierpaoli e Vincenzo Camuccini e il busto in bronzo opera di Carlo Marochetti.Gli spazi della Biblioteca “Livia Simoni” ospitano invece un percorso attraverso gli allestimenti scaligeri delle opere di Rossini, da Alessandro Sanquirico alla recente Gazza ladra di Gabriele Salvatores attraverso storici spettacoli firmati tra gli altri da Nicola Benois, Jean-Pierre Ponnelle (saranno visibili la maquette originale per Il barbiere di Siviglia e, ricostruita in scala ridotta, la scenografia de L’italiana in Algeri con i costumi originali), Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi. Nella sala video una partitura interattiva realizzata dall’Archivio Storico Ricordi in collaborazione con l’Archivio di Informatica Musicale dell’Università di Milano mette a confronto i rondò della Cenerentola e del Barbiere.

La mostra è arricchita da tre video realizzati da Punto Rec Studios. Il primo accoglie i visitatori con una sintetica presentazione del compositore; il secondo, proiettato nella sala video al primo piano, affronta più diffusamente gli aspetti principali della sua musica ripercorrendo le tappe della Rossini-Renaissance attraverso le grandi voci che hanno dato vita agli spettacoli scaligeri; l’ultimo presenta invece la fortuna di Rossini nella danza, nel cinema e nella pubblicità.

“C’è molto del Maestro in queste stanze” spiega il curatore Pier Luigi Pizzi. “Intanto c’è Lui, in diversi momenti della sua vita, da Camuccini a Nadar, ci sono i suoi interpreti e poi il suo impresario Barbaja, il suo librettista Felice Romani, il suo scenografo Alessandro Sanquirico, i compositori del suo tempo e tantissimi altri personaggi a Lui legati. Quasi tutte le sue opere sono state rappresentate al Teatro alla Scala, alcune sono nate qui. Una cosa è certa. Dobbiamo documentare quel che di Rossini è stato rappresentato su questa scena. E bisogna rassegnarsi a fare delle scelte drastiche, perché il materiale è sterminato. Dalla prima opera che ha visto la luce qui, La pietra del paragone, alla recente edizione de La gazza ladra. Vorrei che questo progetto portasse il mio contributo di gratitudine e di sconfinata ammirazione per questo immenso Artista, che mi ha divertito e commosso”.

La rinascita di Rossini alla Scala
Teatro dei primi successi di Rossini, la Scala partecipa attivamente alla sua riscoperta nel corso del Novecento, e ogni tappa fondamentale è arricchita dal contributo degli artisti più rappresentativi. Nel 1946 Arturo Toscanini sceglie Rossini per aprire il concerto inaugurale del Teatro ricostruito: l’ouverture de La gazza ladra, coro e danze del libertario Guglielmo Tell e la preghiera degli Ebrei dal Mosé a precedere il coro del Nabucco che ne discende. Nel 1953 Carlo Maria Giulini riporta alla Scala L’italiana in Algeri con Giulietta Simionato e la regia di un giovanissimo Franco Zeffirelli che due anni più tardi ripropone, dopo le recite a Roma, Il turco in Italia con Maria Callas e Gianandrea Gavazzeni sul podio. Gli anni Sessanta si aprono con Joan Sutherland come Semiramide accanto alla Simionato e si chiudono con Beverly Sills ne L’assedio di Corinto accanto a Marilyn Horne: entrambi gli spettacoli sono firmati da Nicola Benois. Ma è da Claudio Abbado che la Scala torna a dare un contributo fondamentale per originalità e valore alla causa rossiniana riportando i grandi titoli buffi alla freschezza originaria, grazie a una nuova generazione di cantanti e alle regie di Jean-Pierre Ponnelle. Ultimo lascito abbadiano sarà la ritrovata cantata scenica Il viaggio a Reims, portata in scena da Luca Ronconi e Gae Aulenti al Festival Rossini di Pesaro e Milano con una schiera di voci straordinarie; negli anni seguenti sarà Riccardo Muti a restituire accenti e sfumature del linguaggio di Rossini nell’opera seria, tra classicismo e romanticismo, con importanti allestimenti di Luca Ronconi. Tra gli spettacoli memorabili vanno ricordati quelli firmati da Pier Luigi Pizzi (dal Tancredi diretto da Daniele Gatti al Maometto II diretto da Ferro con Samuel Ramey e Cecilia Gasdia). Riccardo Chailly aggiorna la riflessione sul versante buffo con due grandi produzioni di Barbiere e Turco e incide le Cantate con la Filarmonica; quindi da Direttore Musicale riafferma la centralità nella produzione rossiniana de La gazza ladra nel bicentenario della prima assoluta. Con l’esecuzione per la prima volta alla Scala della Messa per Rossini diretta da Chailly il Teatro ha sottolineato ancora una volta una fedeltà al compositore che è innanzitutto fedeltà alla propria Storia.